Genius Camping Magazine – Carlotta Minozzi

Nei giorni scorsi Sciacca, comune in provincia di Agrigento, è salito alla ribalta nazionale per essere stato scena di un efferato quanto inconcepibile crimine: una strage di cani perpetrata ad opera di ignoti in un’area privata con l’utilizzo di esche avvelenate. E’ in corso un’indagine da parte della Procura della Repubblica per individuare i colpevoli.

Come sempre più spesso accade, i social media hanno fatto da cassa di risonanza, sfociando anche nei gruppi di camperisti in comportamenti offensivi e minacce nei confronti dell’amministrazione e di tutti i cittadini di Sciacca.

25, forse 27: questo è il numero di cani randagi avvelenati e morti dopo terribili sofferenze a Sciacca. Non 150, non 135, come riportato sui social, in cui, si sa, i numeri aumentano o calano a seconda di algoritmi umani non ancora ben precisati.

150 o 25 non fa alcuna differenza: sono morti degli innocenti, animali sì, ma animali che per molti di noi sono membri della famiglia, che stanno con noi sempre troppo poco tempo e che quando partono per il Ponte dell’Arcobaleno lasciano in noi un vuoto enorme. Sono morti per mano umana, senza nessun motivo accettabile, solo perché randagi.

Il fenomeno del randagismo è un’emergenza in tutto il Sud Italia. Le amministrazioni locali, tra cui anche il Comune di Sciacca, stanno cercando di risolvere questo problema intervenendo su diversi fronti, in sinergia con associazioni di volontari, WWF ed altre associazioni animaliste.

“Il Comune di Sciacca – dichiarano il sindaco Francesca Valenti e l’assessore all’Ecologia Paolo Mandracchia – è impegnato contro il randagismo, con interventi consentiti dalle leggi tramite la cattura degli animali pericolosi e la loro detenzione e cura in strutture specializzate. L’Ente, per assicurare tale servizio, ogni anno impegna circa 300 mila euro. Il Comune è anche al lavoro per la realizzazione di un rifugio nel proprio territorio, la cui gestione si pensa di affidare direttamente alle associazioni animaliste riconosciute ed iscritte all’albo regionale”.

Evidentemente non si sta facendo abbastanza o non lo si sta facendo nel modo giusto.

Nonostante la netta presa di posizione del Comune nella persona del sindaco e dell’assessore che hanno definito quanto accaduto in contrada Muciare a Sciacca “un gesto di inaudita crudeltà”, l’opinione pubblica e i social non hanno risparmiato minacce di morte al sindaco, alla sua famiglia, additando l’intera comunità di Sciacca come colpevole di questa efferatezza.

Io stessa ho visto diversi post su Facebook dove si invitavano camperisti e turisti itineranti a “boicottare” la Sicilia, regione in cui il randagismo è particolarmente presente. Non servirebbe a nulla. Anzi, sarebbe controproducente, perché darebbe importanza a chi si è macchiato, si macchia e purtroppo si macchierà di crimini contro gli animali e lascerebbe soli coloro che gli animali li amano, li rispettano e investono tempo, risorse e denaro per dare loro la vita che meritano.

Uno dei fattori che portano al fenomeno del randagismo è indubbiamente una visione dell’essere umano come animale superiore e degli animali come esseri inferiori, che possono e devono essere trattati alla stregua di oggetti usa e getta. È indiscutibile. Se, tuttavia, non si aiutano le persone che hanno una visione più illuminata ed “umana” a combattere contro questa mentalità retrograda e inaccettabile nel 21° secolo, se non le si affianca, le si supporta, se non si contribuisce personalmente a fare comprendere quanto gli animali da compagnia (ma non solo loro) siano creature speciali, in grado di donare amore e gioia pura e di illuminare le giornate di chi ha la fortuna di averli come membri della famiglia, non solo si è persa la battaglia, ma si perderà anche la guerra.

Ho una convinzione profonda: non si combatte il male con altro male, ma solo con il bene. Comprendo e condivido il vostro disgusto, la vostra rabbia profonda, comprendo anche le accuse, in un certo senso, perché abbiamo il bisogno innato di attribuire delle responsabilità, affinché episodi come quanto accaduto a Sciacca non succedano più. Non è non andando in Sicilia che le cose potranno cambiare.

Visitate la Sicilia, non datela vinta a chi commette crimini contro gli animali, non abbandonate chi sta lottando contro la disumanità: portate là il vostro amore per gli animali, e se anche riuscirete a cambiare il modo di pensare di una sola persona, sarà un successo, sarà un passo verso l’armonia e la pace, anche fra animali.

E se tra voi lettori c’è qualcuno che ritiene i cani esseri indegni di rispetto, che guardi queste foto e rifletta.

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Nota della Redazione: siamo in contatto con l’Ufficio del Sindaco di Sciacca e con l’Ufficio Stampa del Comune. Vi faremo avere aggiornamenti al più presto.

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