Barisardo, Santa Maria Navarrese, Arbatax

Il nostro viaggio in Sardegna ci ha condotti ad Arzachena e San Teodoro, Porto Pino, Chia, Villasimius e Costa Rei. Il rientro a casa si avvicina, è sabato e dopo due giorni di relax passati all’Agricampeggio Gli Ulivi cominciamo a dirigerci verso nord.

Ci fermiamo all’estremità nord della spiaggia di Costa Rei, vicino al Camping Tiliguerta.

Anche questa è una spiaggia in cui siamo già stati in passato, molto bella e non particolarmente battuta. Purtroppo i venti e le maree hanno portato moltissima poseidonia e la spiaggia è quasi irriconoscibile.

Ci fermiamo il tempo di un bagno e poi ripartiamo verso l’Ogliastra.

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Prima tappa: la Torre spagnola di Barisardo.

La torre si erge su un promontorio roccioso e separa le spiagge della baia della Torre e di Planargia.

La torre, fortificata, è costruita con rocce granitiche e rocce basaltiche del luogo e fungeva da vedetta.

Colpisce particolarmente la diversità delle spiagge separate dalla torre.

Ci dirigiamo verso la spiaggia di Cea. Causa punture di zanzare non possiamo stare al sole, ma ci godiamo la spiaggia e un gelato al chiosco.

Davanti alla spiaggia di Cea si stagliano per circa 20 metri due caratteristici faraglioni di porfido rosso, detti “Is Scoglius Arrubius”, che è possibile raggiungere a nuoto.

Proseguiamo il nostro giro e ci dirigiamo verso Santa Maria Navarrese, in Ogliastra. Due membri su tre del nostro equipaggio – la parte femminile – soffrono il mal d’auto e devo dirlo onestamente: le strade dell’Ogliastra sono un vero incubo per chi ne soffre.

Parcheggiamo il camper a Santa Maria Navarrese e ci dirigiamo verso la torre spagnola, anch’essa vecchia postazione di avvistamento.

La torre sorge su un piccolo promontorio del borgo di Santa Maria Navarrese, tra il porticciolo e la spiaggia del borgo.

Il panorama è bellissimo ed estremamente caratteristico. Da Santa Maria Navarrese partono diverse navi turistiche che portano a visitare le calette dell’Ogliastra. E’ una gita che a detta di tutti, turisti continentali e isolani, vale la pena fare.

Il caldo e l’umidità sono davvero ai limiti della nostra sopportazione e cerchiamo un luogo in cui cenare dove sia possibile “tirare fiato”.

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Ci inerpichiamo verso Baunei, seguendo una strada tortuosa decisamente poco compatibile con i due membri femminili dell’equipaggio.

Il panorama è bellissimo, ma complici il caldo, l’umidità, la stanchezza e un’emicrania micidiale, ammetto di non essermelo affatto goduto.

Tutto quello che desidero in quel momento è sdraiarmi a letto e dormire.

Scendiamo e cerchiamo un posto in cui passare la notte. Più precisamente, mio marito cerca un posto, io in quel momento non ero in grado di intendere e volere.

Ci fermiamo in un campeggio, anzi, nel parcheggio del campeggio e passiamo la notte lì, tra rumori di animazione serale e baraonde notturne varie. Al mattino andiamo via, spendendo una cifra assurda per avere semplicemente parcheggiato, e ci dirigiamo verso Arbatax.

Parcheggiamo il camper in prossimità delle famose rocce rosse e del porto.

Il caldo è opprimente, ma facciamo un piccolo giro tra le rocce. All’interno di una roccia è stato scavato un “buco” che permette di vedere il mare al di là di essa, una specie di grande finestra che sarebbe bellissima non fosse per l’uso improprio che evidentemente alcuni individui hanno deciso di farne, utilizzandola per i propri bisogni fisiologici (no comment…).

Il caldo non dà tregua, il tasso di umidità è ai massimi livelli e cominciamo a stare fisicamente male.

E’ il segnale che è ora di tornare a casa.

Arriviamo ad Olbia nel tardo pomeriggio; il traghetto parte alle 21, abbiamo il tempo di mangiare con tranquillità, andare in biglietteria a farci stampare il biglietto acquistato online ed imbarcarci.

Anche per il ritorno abbiamo optato per il camping on board, non per economicità (non è economicamente vantaggioso se non prenotato con largo anticipo) ma per praticità.

Voglio chiudere questa serie di articoli con una foto scattata durante una traversata senza camping on board ma con cabina (esterna, perché tra i milioni di difetti che ho c’è anche l’essere claustrofobica!).

Ogni viaggio ci fa crescere, ci rende persone migliori; ogni luogo visitato e vissuto lascia una traccia di sé in noi. Questa foto racchiude tutte le emozioni che mi, anzi, ci accompagnano durante i nostri viaggi: l’emozione per ciò che ci aspetta, la curiosità e l’attesa delle scoperte ed il piacere di tornare alle abitudini quotidiane ed agli affetti che ci aspettano a casa.

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